Tito Borsa, giornalista e blogger

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studia alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ha fondato La Voce che Stecca e l’ha diretta fino al 30 settembre 2017.(info e immagini da lavocechestecca.com)

Non sono stato uno studente modello. Più che una confessione si tratta semplicemente di una constatazione: due volte rimandato, mai voti eccellenti. Insomma, uno che in teoria tra le molte eccellenze del Fermi sarebbe sparito nell’oblio. Così non è stato. Per meriti miei, certo, ma anche grazie a un ambiente stimolante e propenso ad assecondare le passioni degli studenti che rimangono la vera linfa vitale di ogni scuola.

“Al di là del primo anno e del quarto (stranamente gli unici due in cui non sono stato rimandato a settembre), sono riuscito a fondare da zero due giornalini e a codirigere quello «ufficiale», tant’è che in quinta ero ormai diventato «quello del giornalino». Ho potuto farlo perché alla mia intraprendenza qualcuno ha risposto: studenti in primis, ma anche docenti e personale Ata. Addirittura un’insegnante ha utilizzato stralci di un mio articolo come documento in una simulazione di prima prova di maturità.
Non fraintendetemi: non è stata solo questione di mio spirito di iniziativa. Conosco ex liceali molto più bravi e intraprendenti di me che altrove, appena cercavano di uscire dal seminato della lezione frontale in aula, dovevano scontrarsi con un muro di indifferenza e di ostilità verso qualunque cosa non fosse la classica idea, ormai logora e vecchia, di scuola. Per questo, più che tessere le mie lodi, vorrei ringraziare il Fermi: ho potuto fare molte cose che altrove sarebbero state tollerate se non stoppate sul nascere. Sono stati cinque anni duri, impegnativi e faticosi, ma tornassi indietro rifarei la stessa scelta. Avevo scelto il Fermi perché doveva farmi diventare un universitario, alla fine mi ha fatto diventare anche un cittadino.”

Tito Borsa