Nilo Ruaro, i sogni ci aiutano a vivere

Il prezioso contributo del Prof Ruaro già Prof., bibliotecario, vicepreside e memoria storica del Liceo.

Non i sogni notturni, quelli che al risveglio svaniscono o lasciano ricordi sconnessi, ma i sogni ad occhi aperti, quando in una pausa dei nostri pensieri troviamo tranquillità: allora desideri, speranze, immagini di un mondo diverso si affollano nella mente…Nel 1974 entrai al Liceo Fermi, sezione di Piove di Sacco e due anni dopo fui assegnato al Fermi di Padova.Un punto di partenza,non un traguardo, ma un piccolo sogno realizzato, sì,  Quanta emozione! Il solo presentarsi al Preside, allora, metteva ansia, si doveva passare un anno di prova, “sorvegliato” da colleghi  più anziani, che, lo ammetto, mettevano soggezione, non dico paura, ma una certa revenzialità.. Davo del “lei” a tutti e avevo tutto da imparare dalla loro esperienza, dalle loro conoscenze, dalle loro capacità,,,Alcuni mi furono subito di aiuto, se non altro per orientarsi in quell’edificio monumentale e labirintico. La “torretta” e la “casa del custode” erano i punti nodali per capirsi in quel ginepraio, Ma al di là dell’ubicazione delle classi, chi entrava al Liceo Fermi, non guardava solo le strutture necessarie a insegnanti e studenti per una seria preparazione, ma si impegnava nel compito educativo per creare una scuola migliore. Quando si accosta al Liceo, il ragazzo e la ragazza sono nella piena adolescenza, quando ne escono, sono nella prima giovinezza e la scuola ha inciso in modo determinante nella loro vita. A questo punto è d’obbligo una confessione:il ragazzo e la ragazza nella loro maturazione, lungo un itinerario rapido, continuo, a volte contraddittorio e tortuoso, hanno  raggiunto i loro obiettivi? Il Liceo Fermi che speravano di trovare, li ha delusi?  “Quaesiverunt et non invenerunt”. Che delusione e che angoscia!  Non so se la mia sia stata sorte benigna, casualità o un dono del cielo, ma il Fermi che ho conosciuto  si è identificato con il Fermi che avevo e ho sognato, Certo non sono mancate negatività, percorsi in salita, cadute, ma questa è la vita. E allora, io credo, in casi simili,  si deve imparare  a sognare,  Sognare sembra lo studio più inutile per non costruire illusioni, Il Fermi mi ha dato sempre il coraggio di superare i limiti, per non restare prigioniero dell’esistente, in una ricerca incessante, Nonostante, Già, nonostante le ansie e i contrattempi, le delusioni e le paure, i pregiudizi e i compromessi, le invidie e lo sconforto. Potranno nascere alcune (molte?) obiezioni a quanto scritto, ma io sono fiducioso,,, Il Fermi , come tutte le comunità educanti, ha limiti, fragilità, carenze,,,Sta a ciascuno di noi, nel rispetto delle competenze, cercare di superare gli ostacoli che si incontrano, Il mio insegnamento al Fermi rimarrà tra i ricordi più belli con  il rimpianto di non essermi preso cura fino in fondo di quello che mi piace chiamare il bene comune, Il Fermi , oltre a dare una cultura, può aiutare i giovani anche a sognare, lo ribadisco,  perché i sogni squarciano le barriere del pessimismo e dello scoramento, trasformano la forza di un’idea e le danno la concretezza della realtà, “Aliter non fit schola” ( parafrasando Marziale), tantomeno il Fermi, “Hic mansi optime” e,poi, non è una scuola troppo grande, troppo tecnica, troppo fredda…Qualcuno che ti sorride e ti incoraggia, lo incontri sempre, un saluto sulle scale ti allieta la giornata, il legame che stabilisci con i compagni o con i colleghi rimane…come una storia d’amore, a volte poco o per nulla spiegabile. Come, in fondo, è ogni storia d’amore