INFINITI CORRIDOI, CARI RICORDI: LA TESTIMONIANZA DI GIACOMO DRAGO

Se gironzolate per i corridoi del Liceo Fermi, rischiate di perdervi.

Il Fermi è così. Un numero imprecisato di edifici che cercano di conficcarsi l’uno nell’altro. Un dedalo di corridoi e locali nascosti di cui nemmeno gli studenti del quinto anno sospettano l’esistenza. Rampe di scale interminabili, irrorate dalle gocce di sudore di alunni e insegnanti ugualmente impegnati a raggiungere le aule in cima alla temuta Torretta o alla misteriosa Casa del Custode. Piani ammezzati non classificabili con l’uso dei soli numeri naturali (come il piano 2 e tre quarti, quello col bagno dei maschi, difficile da raggiungere per i semplici babbani). E quando apri una porta pensando di aver ritrovato finalmente il senso dell’orientamento, ecco che sbuchi in palestra 2, interrompendo il provino di ginnastica ritmica delle ragazze (ho scoperto così l’esistenza di quella palestra).

E ora mi è capitato di ripassare per di qua, quasi per caso, tra le stesse vecchie mura che mi hanno ospitato una dozzina di anni fa. Non ci sono grosse differenze: i cortili sono sempre lì, coi murales disegnati chissà quando da chissà quali studenti. Guardando all’insù riconosco la torretta: la vista mi provoca tuttora un po’ del nervosismo che mi assaliva quando dovevo spostarmi in aula di disegno, che non era esattamente la mia materia preferita (la situazione è un po’ migliorata quando ho imparato la differenza tra una 2H e una HB). Le scale di ferro mi fanno tornare in mente le mitiche giornate dell’autogestione, quando gli studenti di tutta la scuola si davano appuntamento in cortile per ascoltare i rappresentanti di istituto che parlavano da sopra di esse. Guardando le bici parcheggiate sulle rastrelliere mi chiedo se al termine della mattinata molti studenti si fermino ad aspettarsi fuori dal cancello come facevo io, per stare ancora dieci minuti in compagnia o per tornare a casa insieme. I poster di robotica e del teatro appesi alle pareti mi ricordano quanti ragazzi e ragazze ho avuto la fortuna di conoscere al Fermi: capaci, impegnati e abbastanza intelligenti da non prendersi mai troppo sul serio. Passando davanti alle porte delle varie classi invece mi scorrono davanti agli occhi le lezioni dei miei vecchi insegnanti: barbose o interessanti che fossero, ho fatto tesoro di tutte. Appena scorgo le finestre della mia vecchia aula non riesco a trattenere un grosso sorriso, ripensando a quanto mi sono divertito con i miei compagni a ridere per qualsiasi cosa o ad architettare scherzi più o meno stupidi. Uno alla volta rivedo tutti i posti dove ero solito piazzarmi durante la ricreazione assieme ai miei amici e amiche… molti di loro non li vedo da allora, chissà dove sono adesso. Da qualunque parte mi giri, riaffiora un pezzettino di passato che credevo perduto.

Se gironzolate per i corridoi del Liceo Fermi, rischiate di perdervi… ma forse ritroverete alcuni dei vostri più cari ricordi.

Giacomo Drago