Fermi e Teatro, storia di un gioco: la testimonianza di Alberto Kullovitz

50 anni di Fermi… 50 anni come noi che li abbiamo appena compiuti o li compiremo nel corso di questo 2019 (classe 1969 e dintorni) e che, studenti del Liceo negli anni ottanta, ci sentiamo legati alla nostra scuola in modo particolare

Sfogliando i vecchi album, abitudine ormai finita fuori moda, tra le foto un po’ ingiallite dal tempo, riaffiora il ricordo di quella proposta che, nata quasi per gioco, si è poi sviluppata in qualcosa che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare… né tantomeno poi dimenticare.

 

 

Era ormai quasi giunta la fine delle lezioni nella tarda primavera del 1986, quando il prof. Ruaro – e chi se non lui?! – riuscì a sorprenderci ancora una volta con una nuova iniziativa: “L’anno prossimo potremmo mettere in scena una commedia di Machiavelli, che ne dite?” Un po’ per gioco, un po’ per rubare tempo prezioso alle interrogazioni, fummo immediatamente catturati dall’idea e subito si cominciò a discutere di cosa e come organizzare, delle parti da assegnare e a chi assegnarle.

 

Al rientro a settembre, quando quasi ce n’eravamo dimenticati, il nostro prof si presentò con un testo scritto a macchina, riveduto e liberamente riadattato dalla Mandragola; credo ci abbia lavorato tutta l’estate per adattare la commedia alle nostre inesperte capacità di attori.

Il dado era tratto e il treno in corsa, ormai avremmo ballato, o meglio recitato, fino alla fine!

 

Se forse non saremo ricordati per la nostra performance sul palcoscenico, sicuramente per noi fu un’impresa incredibile ed emozionante che coinvolse coralmente tutta la classe; non solo chi recitò ma anche chi si impegnò per i costumi, col prezioso aiuto di qualche mamma, chi per il trucco, chi per le riprese video, o chi si ingegnò a costruire le semplici scenografie “bruciando” per l’occasione qualche mattina di scuola… Scenografie che poi furono impreziosite dall’opera  del prof. Gardini, l’indimenticato nostro insegnante di disegno e storia dell’arte.

Provammo fino alla sera prima, poi il 30 maggio del 1987 ci fu il debutto presso il teatro della Sacra Famiglia davanti al resto della scuola, a parenti ed amici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se il teatro al Fermi oggi è una realtà forse un po’ lo si deve anche a quegli adorabili incoscienti della 4^H dell’anno scolastico 1986-87 e al loro prezioso professore d’italiano!

La 4^H 1986/87 era così composta: G. Baldan, E. Biasin, R. Brazzoduro, G. Bresquar, E. Cardin, A.Cattano, A. Chiarantano, S. Culazzo, G. Di Silvio, M. Franchin, I. Gallucci, A. Kullovitz, F. Limena, I. Maccà, E. Marotto, M. Massi, M. Menozzi, M. Monterosso, A. Padoa, S. Ricci, P. Sarrocco, F. Tadiotto, R. Tomasello, L. Tormene, P. Zago, M. Zillo, R. Zimmitti

 

La stessa classe, accompagnata dal Commissario interno Prof. Ruaro, divenuta 5^H si è diplomata nell’estate del 1988 con un voto medio di 50,7; una fra le più alte medie nella storia del Fermi. Il nostro compagno Mario Zillo, prematuramente scomparso qualche giorno prima dell’inizio degli esami, ricevette la maturità ad Honorem.